Salute
Cos’è il digiuno “microbiotico”?
28/02/2026
Dopo il Carnevale – e magari qualche eccesso – segue la Quaresima: per alcune persone è il momento di iniziare un periodo di digiuno. Oltre al tradizionale digiuno di tipo terapeutico1 e a quello intermittente2 , esiste ora un nuovo approccio: il digiuno volto a migliorare il funzionamento del microbiota.
Il microbiota intestinale, comunemente noto come flora intestinale, è l’insieme di batteri, virus e funghi presenti nell’intestino umano. Ogni persona possiede una flora intestinale unica. Oggi sappiamo che essa influisce non solo sulla digestione, ma anche sul sistema immunitario, sui processi infiammatori nonché su cervello e psiche.
“Il digiuno “microbiotico” parte dalla constatazione che intervalli di digiuno mirati giovano alla flora intestinale e ha come obiettivo un microbiota intestinale sano”, spiega Silke Raffeiner, nutrizionista presso il Centro Tutela Consumatori Utenti. “Diversamente dal digiuno terapeutico, nel digiuno “microbiotico” non è però necessario rinunciare completamente ai cibi solidi per un periodo prolungato”. Piuttosto, ogni persona può adattare la durata e la frequenza del digiuno alle proprie esigenze individuali. Sono possibili sia ritmi circadiani (ad esempio otto ore al giorno in cui si possono assumere cibi e 16 ore di digiuno), sia ritmi settimanali (ad esempio uno o due giorni di digiuno a settimana), così come periodi di digiuno di più giorni.
All’inizio di un classico digiuno terapeutico si raccomanda spesso una pulizia intestinale mediante sale di Glauber, clistere o idrocolonterapia. Nel digiuno “microbiotico”, invece, ciò è sconsigliato: una pulizia intestinale di questo tipo eliminerebbe in grande quantità batteri intestinali benefici, come i lattobacilli, e potrebbe alterare per mesi la composizione del microbiota a favore di batteri che favoriscono sovrappeso e infiammazione. Come fa notare un’esperta tedesca del microbiota, infatti, l’intestino non è un tubo sporco da ripulire, bensì un ecosistema unico da preservare al meglio.
Anche le raccomandazioni riguardo al caffè sono cambiate. Se nel digiuno terapeutico è severamente vietato, nel digiuno “microbiotico” un consumo moderato di caffè è consentito, anzi consigliato (idealmente senza zucchero e senza latte), viste le numerose proprietà benefiche del caffè e il suo effetto sull’autofagia (maggiori informazioni nel prossimo paragrafo).
Ulteriori raccomandazioni nell’ambito del digiuno “microbiotico” riguardano le fibre prebiotiche, determinati oli vegetali, alimenti che attivano i processi di autofagia nonché la completa rinuncia ai dolcificanti artificiali. Non sarebbero infatti le diete “leggere” povere di fibre, come i panini della cura Mayr, bensì un’alimentazione varia e ricca di fibre a favorire il microbiota intestinale. L’inulina, ad esempio, naturalmente presente in porri, aglio, cipolle, asparagi, carciofi, scorzonera e cicoria, favorisce la crescita e l’attività dei bifidobatteri nell’intestino crasso. L’olio d’oliva, l’olio di colza, l’olio di noci e l’olio di lino favoriscono il senso di sazietà senza interferire con il metabolismo del digiuno e inibiscono i processi infiammatori. Pertanto, questi oli sono ideali nel digiuno “microbiotico”. Attraverso l’autofagia le cellule degradano componenti cellulari difettosi o non più necessari e possono così rigenerarsi meglio. Il digiuno, incluso quello intermittente, attiva i processi di autofagia, che viene stimolata anche da alimenti quali caffè, tè verde, arachidi, semi di zucca, olio d’oliva, peperoncino e curcuma. Secondo gli studi, i dolcificanti artificiali non solo non hanno effetti a lungo termine sul peso corporeo, ma possono addirittura aumentare la probabilità di sovrappeso e danneggiare il microbiota intestinale. Di conseguenza, è in linea di principio sempre consigliabile – ma in particolare durante il digiuno “microbiotico” – evitare alimenti e bevande contenenti dolcificanti artificiali.