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Home → News → Fortezza: dimissione del consiglio direttivo del Gruppo Sportivo del paese - 26/02/2026 (0 Commento/i)
 
 
 
 
Società

Fortezza: dimissione del consiglio direttivo del Gruppo Sportivo del paese

26/02/2026
Dopo le dimissioni dell’assessore Bettina Cipolletta, a Fortezza si debbono registrare altri ritiri. Come in un effetto domino, con le stesse identiche motivazioni addotte dall’ormai ex membro femminile della giunta, si è dimesso l’intero consiglio direttivo del Gruppo Sportivo del paese, che, decretandone lo scioglimento, ha anche annunciato la contemporaneamente la cessazione di qualsiasi attività, la riconsegna all’Agenzia delle Entrate del codice fiscale e la riconsegna di strutture, cassa e materiali al Comune.

Insomma, la polemica pare non placarsi nonostante le pubbliche scuse per il suo commento del vicesindaco Amort, da sempre più incline al dialogo che alla battaglia e di cui, forse, una battuta di troppo sul dilemma “campo da calcio si, campo da calcio no” è stata malaccolta e magari anche presa troppo sul serio.
In effetti, le dimissioni possono apparire, se non una diffida, quantomeno un avvertimento del tipo “…dopo (o senza) di noi, il nulla!”. Già, perché il Gruppo Sportivo era nato come nuovo collante nel paese che di sport e di calcio aveva vissuto, per metter fine a quelle che, allora, erano state percepite come “infiltrazioni” di personaggi estranei al paese nella dirigenza della squadra di calcio, squadra già allora costretta all’esilio, a giocare su campi esterni dopo la cancellazione del campo “Oddo Bronzo” da parte di Bbt. Presenze di personaggi accusati di far poco o nulla per il paese e la squadra, tranne che tenere i cordoni della borsa ben stretti ed amministrarli in maniera poco trasparente. Da allora sono passati otto anni. Chi, da quel momento, era riuscito a riportare un po’ di serenità e a far ripartire l’attività, si era anche curato di raggruppare i residui circoli-club-associazioni in un'unica entità: così il Gruppo Sportivo aveva integrato il tiro a segno, il tennis, il campo da calcetto e l’apertura del bar annesso, impianti questi ultimi, frutto del rinnovo della parte sud del paese. Alla presidenza era stato eletto, allora, ed è rimasto in carica sino a pochi giorni fa, Christian Stecher, imprenditore nel settore abbigliamento e sportivo (praticante) egli stesso.
È stato il primo, in ordine di tempo ad annunciare di non voler proseguire: lui primo, il resto del direttivo a seguito e Bettina Cipolletta anche dalle cariche ricoperte in Comune.
Dietro le quinte, quelle che il cittadino poco (o nulla) conosce, ci sono valutazioni, “visioni” vorremmo chiamarle, sul futuro di un impianto di cui si dibatterà aspramente, anche se, e finalmente oseremmo dire, arriva la pubblica riunione per ascoltare tutte le “trombe” e riuscire a ricavarne un’opinione concreta, sia essa condivisa o meno, ma tale da facilitare la decisione del Consiglio Comunale. Ma torniamo ai fatti: il tutto ruota attorno al già citato dilemma “campo da calcio si, campo da calcio no”.
Per anni, si è data la colpa della scomparsa di una squadra che era arrivata alle soglie della “promozione” alla scomparsa del campo, sacrificato sull’altare del Tunnel di Base. Il Bbt aveva promesso di ricostruirlo e stavano per partire i lavori, nella zona subito a sud del forte asburgico, quando si scoprì che il terreno era stato contaminato dall’amianto che i militari vi avevano sotterrato, quando fu abbattuta la Caserma Vodice a Bressanone e furono ristrutturate altre costruzioni militari. Il tempo per decidere le responsabilità, chi dovesse accollarsi gli oneri di bonifica e per far partire i lavori (si parla di anni), ed ecco che nel frattempo stava arrivando al traguardo il sottoattraversamento dell’Isarco, tra Fortezza e Mezzaselva, proprio dove c’era il campo da calcio e dunque s’intravvide la possibilità di ricostruzione nello stesso identico posto dell’ormai (quasi) dimenticato “stadio” fortezzino. Applauso dei sognatori di un fulgido ritorno al passato, sia sportivo che sociale e tra questi il vicesindaco Amort, amante del calcio. Nel frattempo, a sud del forte asburgico, luogo inizialmente indicato per realizzare la struttura, la Provincia destinava l’ormai bonificato terreno al suo Servizio Strade, annullando l’”opzione B” presa in considerazione per accelerare i tempi. Intanto sono passati gli anni, Fortezza è cresciuta e i fortezzini, o chi si è sempre sentito tale, sono stati spettatori e vittime involontarie di un cambiamento epocale: la popolazione cresce, ma i giovani “nuovi”, sono di altra tempra, altre etnie, altre culture e poco disposti al sacrificio che impongono gli allenamenti, lo stare in panchina, il giocare col freddo e con la pioggia e prendersi qualche calcione di troppo durante una partita. Ce lo racconta Christian Stecher, il presidente dimissionario del Gs Fortezza e ripetiamo, il primo in ordine di tempo a gettare la spugna in questa storia che pare uscita, col rispetto dovuto ai classici immortali, dalle pagine di Omero e della sua Guerra di Troia: “Mi sono sentito accusato ingiustamente – afferma – dalle parole del vicesindaco, anche per la coincidenza con il dibattito avuto con lui di qualche giorno precedente alle sue esternazioni e sul futuro della nuova zona sportiva. Ho avuto i miei figli che giocavano a Campo di Trens e so quanti e quali sacrifici si fanno per il calcio: l’impegno di un direttivo come il nostro sarebbe di 13 mesi l’anno e dunque impossibile da sostenere. Quando si è aperto il dibattito con sindaco, vicesindaco ed altri del Comune sulla possibile ricostruzione del campo, ho affermato categoricamente a nome dell’associazione da me presieduta, che il GS Fortezza non si sarebbe accollato la gestione di tale impianto. In contemporanea, conoscendo altri sport e conoscendone anche i retroscena, avevo fatto nuove ipotesi di utilizzo dell’area; ipotesi che, a mio avviso, tengono conto della nuova realtà del paese, del nuovo modo di vivere la socialità sportiva e del nuovo materiale umano, ovvero i giovani, a disposizione. Un esempio su tutti: sfruttare la tecnologia della ditta Leitner, che ha realizzato le piste olimpiche per il pattinaggio a Rho-Milano. Una tecnologia all’avanguardia che permette un risparmio idrico impressionante grazie a un fondo rivoluzionario, removibile a fine utilizzo e dunque, per noi, a fine stagione. E lì, tra Fortezza e Mezzaselva, si potrebbe fare. Noi, per realizzare il campetto di pattinaggio sul terreno del tennis, abbiamo sprecato centinaia di metri cubi d’acqua. O ancora – aggiunge – se campo da calcio dovesse essere, la mia idea sarebbe quella di farlo gestire da una persona in cambio di agevolazioni, come ad esempio, un affitto calmierato di un appartamento in loco, in cambio della cura del manto erboso, della tracciatura delle righe, della rimozione di eventuali buche e via dicendo. Non si possono pretendere questi lavori dal solo volontariato”. E aggiunge: “Credo anche, che con oculati accordi con Bbt, si potrebbe realizzare, veramente un impianto unico, di rinomanza nazionale, in luogo del campo da calcio. Penso ad esempio – aggiunge – ad un poligono per il tiro a segno di 200 metri di lunghezza, da realizzare nel sottosuolo. In tutta Italia attualmente ce n’è uno solo, a Brescia e vi sono le code per poterlo frequentare. Servirebbe a cacciatori, militari ma anche appassionati di tiro a segno, compresi gli atleti delle discipline connesse. Dall’altra, il Bbt avrebbe competenze e mezzi per poterlo realizzare. A tal proposito però, pare vi sia altro Comune della Wipptal già intenzionato ad un’opera simile”. Ancora in ritardo il paese, su possibilità aperte. Altri Comuni, invece di dibattere tanto, fanno! “Tornando al calcio – conclude – eravamo riusciti a mettere assieme una squadretta di una quindicina di bambini, che potevano partecipare al campionato dedicato alla loro età. In pochi mesi si sono ridotti a cinque elementi e dunque abbiamo dovuto soprassedere al progetto. Ripeto e ribadisco ci vogliono persone che si dedichino, e materiale umano per portare avanti progetti e ricevere i contributi dalle diverse federazioni, per agire. Noi abbiamo poco di questo e di quello. Gli iscritti al Gs da oltre 150 si sono ridotti a una trentina, anche se siamo solo ad inizio stagione ed è un po’ presto per dar giudizi in tal senso. Comunqu, fossero anche oltre 100, sarebbero troppo pochi per uno stadio.”
E con la riconferma delle sue dimissioni irrevocabili, Christian Stecher saluta e se ne va.
Ma ora è il momento di fare il punto e di considerare queste e quelle affermazioni, queste di Stecher e quelle di Amort. Ad esempio: se uno va a spulciare le pagine di facebook e il sito del Gs, si vede chiaramente come siano preponderanti (9 su 10 circa) gli annunci del “Gioperitivo” (l’apericena del giovedì) che delle manifestazioni sportive. Che, come racconta Stecher, con gli introiti del bar e dei contributi, si sia pensato di realizzare una palestra, con un paio di cyclette, un tapis- roulant e qualche altro attrezzo, nella zona a monte del campo da calcetto, inizialmente magazzino, è cosa nobile, fruibile da tutti e di tutte le età, al di là delle temperature che ne sconsigliano la frequentazione nei mesi invernali causa mancanza di riscaldamento. Ma che la “palestra” esistesse lo sapevano in pochi, gran pochi, anche se, per essere precisi, il tutto si è reso disponibile intorno a Natale. Mentre si sapeva (almeno inizialmente doveva essere così), che il bar-bistrò venisse aperto solo in coincidenza con eventi o uso delle strutture sportive. Un torneo di tennis e il bar aperto. Una partita di calcetto e il bar in funzione. La filosofia era questa. Insomma le ragioni stanno sia da una parte che dall’altra. Come la figura di Elena nella succitata Guerra di Troia di omerica memoria, dove la bellissima è vista sia come vittima del fato e degli dei, sia come un'adultera responsabile della rovina, a seconda delle versioni del mito. Ma oltre il mito la guerra (sempre quella di Troia) potrebbe avere radici economiche e geopolitiche, come (lì) il controllo degli stretti dei Dardanelli, mascherate dal rapimento romantico della donna.
Qui, egualmente e oltre le prime evidenze, l’argomento si fa più scivoloso, in quanto alcune cose sono vere, altre verosimili, altre frutto di cattiva interpretazione, altre ancora ...come ad esempio quella che potrebbe rivelarsi come “infiltrazione” politica (quella spicciola, del Comune) nello sport che ne dovrebbe essere scevro. A ben osservare e se si esclude il presidente dimissionario Christian Stecher (già consigliere comunale Svp), la maggioranza del direttivo del decadendo/decaduto Gs appartiene alla compagine politica di “Luce per Fortezza”, lista di centrosinistra attualmente al governo con l’Svp. E i cui accoliti hanno partecipato con calore alle riunioni post-esternazioni del vicesindaco. È anche noto che un piatto di spaghetti attira più dei volantini o delle azioni meritevoli, così come è noto che se l’avere i piedi in due staffe garantisce un maggior equilibrio, basta pigiare di più su una delle due, per squilibrare il tutto. Ed è quello che è accaduto, con le dimissioni di Cipolletta e del direttivo GS. Come si concluderà la vicenda? Intanto attendiamo la pubblica assemblea per sapere cosa ne pensi il paese.

Dario Massimo



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