Oltre alla frutta in guscio, quale altro alimento ha l’involucro duro ed è nutriente all’interno? Esatto: l’uovo. Ben protetti dagli agenti esterni grazie al guscio, il tuorlo e l’albume contengono proteine di alta qualità, minerali e vitamine. Gli amminoacidi, di cui sono composte le proteine, possono essere utilizzati quasi interamente dal corpo umano per produrre proteine proprie dell’organismo (fibre muscolari, enzimi, ormoni e molto altro). “Le uova sono tra i pochi alimenti che contengono vitamina D”, sottolinea Silke Raffeiner, nutrizionista presso il Centro Tutela Consumatori Utenti, “inoltre sono fonte di vitamine liposolubili A, E e K, di vitamine del gruppo B e dei minerali quali potassio, calcio, fosforo, ferro e iodio”.
Le uova sono “bombe di colesterolo”?
Un uovo contiene tra i 200 e i 300 milligrammi di colesterolo. Nonostante questo elevato valore, la quantità di uova consumate influisce in misura minima sui livelli di colesterolo nel sangue e sul rischio di malattie cardiovascolari. Piuttosto, un livello di colesterolo costantemente elevato è solitamente causato da disturbi del metabolismo dei grassi o da malattie. Inoltre, oggi sappiamo che un elevato apporto di acidi grassi saturi influisce sul livello di colesterolo in misura molto maggiore rispetto al colesterolo che assumiamo attraverso gli alimenti.
Quante uova si possono consumare?
Nell’ambito di una dieta onnivora (con pesce e carne), le attuali raccomandazioni nutrizionali austriache prevedono fino a tre uova a settimana, comprese quelle utilizzate come ingrediente per la preparazione di piatti come torte o canederli. Nell’ambito di una dieta vegetariana (senza pesce e carne), si possono prevedere fino a quattro uova a settimana.
Con 3 kg di CO₂-equivalenti per kg di uova (Istituto per la Ricerca sull’Energia e l’Ambiente di Heidelberg, 2020), le uova hanno un’impronta climatica più alta rispetto alla maggior parte degli alimenti vegetali e dovrebbero quindi essere consumate con moderazione per motivi ecologici – Pasqua, naturalmente, esclusa.
Le uova contengono salmonella?
Le uova crude possono contenere salmonella sia sul guscio sia all’interno. Per proteggersi da un’infezione alimentare, con sintomi quali diarrea e febbre, è consigliabile non lavare le uova dopo l’acquisto e conservarle sempre in frigorifero. Le uova alla coque andrebbero bollite per almeno cinque minuti e non raffreddate sotto l’acqua fredda; quelle strapazzate e al tegamino devono essere sempre ben cotte. Per cibi a base di uova crude (tiramisù, maionese ecc.) sono adatte esclusivamente uova molto fresche. Dopo la preparazione, questi cibi devono essere conservati in frigorifero e consumati entro 24 ore. Dopo il contatto con uova crude, è consigliabile lavare accuratamente le mani con acqua calda e sapone e pulire gli utensili da cucina con acqua calda e detersivo.
Quanto a lungo si possono conservare le uova?
Le uova crude, ancora nel guscio, hanno una durata minima di 28 giorni dalla data di deposizione. È preferibile conservarle nel cartone delle uova o nell’apposito scomparto sulla porta del frigorifero, comunque sempre in frigo. “Le uova conservate in questo modo sono di norma commestibili anche dopo il termine minimo di conservazione”, spiega Silke Raffeiner. “Per sicurezza, però, in questo caso dovrebbero essere usate solo per la preparazione di piatti cotti, cuocendole a temperatura sufficientemente elevata”. Il contenuto di uova svuotate, invece, deve essere conservato in frigorifero e consumato entro pochi giorni o congelato.
Le uova cotte e colorate in casa nel periodo di Pasqua si conservano in frigorifero da due a quattro settimane. Quelle cotte e colorate industrialmente sono ricoperte da uno speciale rivestimento e, se il guscio è intatto, si conservano fino a tre mesi.
Qual è la provenienza delle uova?
Grazie alla codifica individuale riportata sulle uova fresche, i consumatori possono vedere da quale tipo di allevamento e da quale regione esse provengono. Ogni singolo uovo disponibile in commercio, infatti, deve riportare il codice del produttore. Un esempio: 0 IT 002 BZ 003. La prima cifra del codice indica il tipo di allevamento: 0 sta per allevamento biologico di galline ovaiole, 1 per allevamento all’aperto, 2 per allevamento a terra, 3 per allevamento in gabbia. Nel codice di esempio, il paese di origine è l’Italia (IT), la regione o provincia è quella di Bolzano (BZ). La cifra intermedia è il codice ISTAT del comune, quella finale è identificativa dell’azienda produttrice.
Sono esentati dall’obbligo di codificazione: aziende con meno di 50 galline ovaiole, uova vendute direttamente dal produttore e prodotti trasformati contenenti o costituiti da uova come ingrediente. Tra questi rientrano anche le uova sode colorate.
Quante uova vengono prodotte in Alto Adige?
Secondo la Relazione agraria e forestale 2024, in Alto Adige ci sono 125 aziende commerciali registrate che allevano galline ovaiole: 27 aziende con allevamento biologico, 91 con allevamento all’aperto e 7 con allevamento a terra. L’allevamento in gabbia è vietato in Alto Adige. Molte delle aziende commerciali dispongono di un centro di confezionamento per la selezione, la codifica e l’imballaggio delle uova. A negozi e supermercati, ristoranti, panifici e macellerie possono essere fornite solo uova che riportano il suddetto codice sul guscio. Oltre a quelle disponibili in commercio, ci sono anche le uova vendute direttamente ai consumatori in azienda, a domicilio o ai mercati contadini.
Una gallina ovaiola depone in media 300 uova all’anno. Eurac Research ha stimato nel 2022 una produzione in Alto Adige di circa 3.440 tonnellate di uova all’anno (Wiedenhofer 2022). A fronte di questa cifra, si stima che gli altoatesini e i visitatori dell’Alto Adige consumino ogni anno circa 5.493 tonnellate di uova e prodotti a base di uova (Tappeiner et al. 2020).