Società
Fortezza: convivenza col campo nomadi “diffuso”
12/04/2026
A Fortezza arrivano ormai tutti gli anni, con cadenza stagionale, più o meno in contemporanea con le rondini. Stando alle targhe delle loro auto vengono dalla Germania, da Starnberg più precisamente. Sempre che la targa di un’auto riesca, oggigiorno, a dire con certezza da dove vieni. Sono di etnia rom? Forse. Di certo sono nomadi.
Hanno tre piazzeforti, anche queste ormai collaudate da anni, di cui si servono come base per la cena, il riposo notturno, l’espletamento delle funzioni corporali. Sotto la pensilina di quella che viene storicamente definita “area Carpazi” e rimanda a toponimi ferroviari di reminiscenze di guerra, mangiano, chiassosi, tanto che nel sentirli par di avere un suq (o bazar che dir si voglia), alle spalle. Poi a nanna. Nelle auto, parcheggiate gratuitamente lungo la stessa pensilina, in un paio di vagoni ferroviari “parcheggiati” a nord della stazione ed accessibili dalla pista ciclabile ed infine nelle casette ormai dismesse all’estremo nord dell’ex parco binari, tre casette ormai da anni nell’elenco virtuale della Soprintendenza, quale ultimo esempio, adattato alla realtà fortezzina e ferroviaria, di quella sorta di “semirurali” che caratterizzarono l’allora periferia bolzanina. A dire il vero, a proposito di queste ultime, una serie di segnalazioni aveva fatto sì che le ferrovie provvedessero a chiudere gli accessi delle suddette casette con delle robuste inferriate. Non è bastato: le inferriate ci sono ma i “nostri” sono riusciti a svellerne una, ottenendo un doppio risultato: riuscire ad entrare e poi, al mattino, prima di uscire, rimettendo la grata al suo posto, a dare l’impressione che tutto sia in ordine, che la (le) casetta, sia deserta e inutilizzata.
Certo a Fortezza le regole ci sono, come quella che vieta il campeggio, l’Amministrazione ha puntato sul bello per rendere il paese più attrattivo, ma pare non ci sia modo di fermare questo fenomeno: quello del campo nomadi “diffuso”. D’altronde, di giorno, tutto torna ad un’apparente normalità: i nomadi in questione prendono il treno, dirigendosi a nord e a sud, per rientrare nel tardo pomeriggio. Gli unici ad accorgersi della loro presenza, sono i passeggeri dei treni, pendolari che hanno parcheggiato l’auto in zona “Carpazi” e che sfilano tra due ali di nomadi impegnati nelle loro (ripetiamo) chiassose discussioni e gli addetti alla raccolta rifiuti, lasciati quotidianamente in grossi sacchi e in punti strategici.
Nei grandi centri è già normalità. Nei piccoli, come Fortezza, è situazione un po’ più dura da digerire.
dm