Società
L’ ANTICO GLICINE SACRIFICATO SULL’ALTARE DEL PROGRESSO
03/05/2026
Non c’è più. Abbattuto così come si abbatte un abete malato. Lui, lo storico glicine, esuberante di fiori, è sparito dalla facciata sud del Municipio, ingabbiato dai teloni e ponteggi. Sparito con un colpo di sega a motore.
Era una magnificenza, una delle (poche) cose belle del paese e, nello specifico, una delle piante secolari che, pur non godendo dell’inserimento nell’elenco del “patrimonio di alberi monumentali” istituito dalla Provincia per proteggere i cosiddetti “patriarchi verdi” sfiorava quantomeno i cento anni di età, tanto da far ipotizzare che fosse stato piantato addirittura ai primi del ‘900, magari dalla stessa baronessa Irma Apor de Altoria. Quando fioriva era un’esplosione di colore, un’esplosione di primavera. Di certo aveva visto la seconda guerra mondiale, i truci nazisti che si erano insediati nel Municipio, che lui con i suoi magnifici fiori, tentava di ingentilire; ci sono foto di allora che lo testimoniano. E poi: non lo hanno distrutto le bombe che a fine Guerra Mondiale hanno colpito lo Josefinum, vero, antico nome del palazzo che ospita nove appartamenti, gli uffici comunali la scuola per l’infanzia, l’ambulatorio medico e, nelle cantine, un paio delle associazioni rimaste attive in paese e al quale la pianta si era aggrovigliata in un abbraccio, a dire del Comune, troppo esuberante. Colpa del progresso, della necessità di risparmiare energia, di ristrutturare quell’edificio profittando di quello che l’Europa elargisce. Solamente? Non di certo. Colpa anche (forse) di una progettazione disattenta, di una direzione lavori che necessita di correre perché assolutamente in ritardo sui tempi previsti e di personaggi che di certo non si sono ispirati a Stefano Boeri, l’architetto milanese divenuto famoso nel mondo perché creatore della biodiversità urbana e inventore dei giardini verticali nei grattacieli milanesi, di Shanghai, di Tokyo e di Tirana. Anzi, forse nemmeno sanno chi egli sia. “Era una pianta ormai fuori controllo – ha affermato il vicesindaco Amort dando voce e esprimendosi per conto dei colleghi assessori all’ambiente e ai lavori pubblici – tanto che le ramificazioni si erano estese anche al pavimento dei balconi rendendone quasi impossibile l’accesso. Naturalmente, gli interventi di risanamento al Municipio debbono tener conto delle leggi vigenti e, ad esempio, il parapetto dei balconi doveva venire alzato per essere a norma”. E il “nostro” glicine ne ha fatto le spese.
Che fosse considerata una pianta simbolo di nobiltà, e di amicizia, oltre al tradizionale linguaggio dei fiori, lo testimoniarono gli imperatori cinesi che donavano a chi li ospitava una pianta di “pioggia blu”, Cina da dove il fiore proviene, raggiungendo l’Europa agli inizi dell’800.
Che fosse simbolo di una posizione sociale elevata lo testimonia in piccplo, a Fortezza, il luogo ove esse furono piantate: una era quella allo Josefinum, di cui parliamo; una si trovava anticamente all’esterno della casa padronale dell’antica famiglia Wild, in cima a via Collerena- “Bloßbich’l”, la terza, ultima di una certa importanza rimasta in paese, si trova (ancora, per quanto?) abbarbicata sul muro delle ormai abbandonate stalle dell’ex albergo Peisser a Prà di sopra.
Beh, se la storia si può raccontare anche attraverso una pianta che non c’è più, è segno dei tempi. D’altronde il progetto di riqualificazione dello Josefinum ha la priorità e avrebbe dovuto essere concluso, nelle previsioni, già nel 2025. E il Comune non poteva certo rimandare ancora per una pianta. Questione di tempi e…di soldi, come sempre. Non si poteva certo buttare nel cestino l’idea di “…compiere un passo importante verso l'efficienza energetica e la sostenibilità, attuando la riqualificazione energetica del municipio… che passerà dalla classe D alla B” come si legge nelle spiegazioni ufficiali, con tanto di impianto fotovoltaico sul tetto. “Il progetto rappresenta un contributo significativo alla tutela ambientale e alla riduzione dei consumi energetici. La spesa ammonta a 1.535 mila euro , di cui l’80 % , ovvero 1.228 mila è cofinanziato dal Fondo europeo”. Questo stando all’ufficialità.
Riassumendo: Il progetto non poteva essere rimandato, la pianta era fuori controllo, si diramava ovunque e dunque, abbatterla è stata una necessità.
Ma, duna potatura ogni tanto, anche negli anni passati, non sarebbe stata misura sufficiente per tenerla “sotto controllo”? Gli esperti dicono che “…sì, il glicine deve essere potato regolarmente per controllarne la crescita vigorosa e favorire una fioritura spettacolare. La potatura si dovrebbe effettuare addirittura due volte l'anno: una potatura estiva post-fioritura, e una potatura invernale (febbraio) per accorciare i rametti laterali, eliminando anche i rami secchi o disordinati”. Dunque “pre-vedendo” si poteva fare. Ma come sempre (e ci scusino coloro che si sentono chiamati in causa), a Fortezza manca il concetto e il personale per la manutenzione delle cose e dunque quelle “poche” cose belle o spariscono (ricordate la grande pietra “il piccolo Cervino” a Riol? Il glicine si aggiunge ai caduti!) o vengono abbandonate.
dm