Società
Odio in rete: tutta la società deve agire
03/08/2026
Nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 31 luglio a Palazzo Widmann, la Commissione provinciale per le pari opportunità per le donne ha espresso profonda preoccupazione per i recenti attacchi verbali subiti nelle ultime ore sui social media, tra le altre, dalla consigliera provinciale Brigitte Foppa, dalla vicepresidente dell’ANPI Alto Adige, Silvia Pomella, nonché dalla consigliera comunale di Ora con delega all’integrazione, Fatima Ezzahra Ziyani. È urgente che l’intera società si schieri contro l’odio in rete.
Già in passato sono stati resi noti numerosi episodi di insulti, aggressioni e violenza sessualizzata nello spazio virtuale; tra le altre, ne sono state vittime l’assessora provinciale alla Coesione sociale Rosmarie Pamer, la sindaca di Merano Katharina Zeller, la presidente e la vicepresidente della Commissione pari opportunità, Ulrike Oberhammer e Nadia Mazzardis, e numerose altre donne.
"In una democrazia ogni idea può essere condivisa, criticata o contestata. Ciò che preoccupa è il modo in cui questa critica viene espressa. L’analisi di centinaia di commenti pubblicati online mostra un fenomeno ormai ricorrente: quando una donna prende parola nello spazio pubblico, il confronto tende a spostarsi dalle sue idee alla sua persona", sottolinea la presidente Oberhammer.
Non sarebbero quindi le loro affermazioni a essere oggetto di commenti, bensì il loro corpo e il loro aspetto. "La loro dignità viene messa in discussione. La loro sessualità diventa uno strumento di denigrazione", condanna Oberhammer. A ciò si aggiungono insulti sessisti, fantasie violente e forme di disumanizzazione, incompatibili con una cultura del dibattito rispettosa.
Questi episodi devono stimolare la riflessione dell'intera società
"La violenza contro le donne non inizia necessariamente con un gesto fisico. Esiste una violenza che passa attraverso il linguaggio, l’umiliazione, la ridicolizzazione e la sistematica delegittimazione di chi prende parola. Le parole costruiscono il clima culturale in cui viviamo. Per questo motivo non possono essere considerate irrilevanti", rimarca la vicepresidente della Commissione pari opportunità, Nadia Mazzardis. Una società democratica non si misura solo in base alla libertà di esprimere la propria opinione. Si misura anche in base alla possibilità che le donne hanno di esprimere la propria opinione senza essere offese, sminuite o ridotte al proprio corpo.
Punto di riferimento facilmente accessibile e linee guida sui social media
Per mitigare questo problema sempre più grave, la Commissione provinciale per le pari opportunità per le donne ha richiesto l’introduzione di una social media policy per le istituzioni e per i media digitali. "Inoltre, abbiamo bisogno di punti di riferimento facilmente accessibili per le persone coinvolte e di procedure che mettano gli autori di fronte alle conseguenze delle loro azioni, perché anche la violenza digitale lascia delle cicatrici. Chiediamo quindi l’istituzione di un organismo di mediazione per la violenza digitale", ha sottolineato Mazzardis, d'accordo con Oberhammer. Mediazione e sensibilizzazione da intendersi non come una debolezza, ma come parte necessaria di una risposta democratica alla violenza digitale.