Società
Quali bevande contengono il chinino e per chi è importante saperlo?
02/09/2026
Il chinino è una sostanza aromatica che conferisce il caratteristico sapore amaro a popolari bevande analcoliche quali l’acqua tonica, il bitter al limone e all’arancia, a bitter alcolici come “Aperol” e “Campari” e a long drink come il “Gin Tonic”.
Già molto tempo prima della diffusione di queste bevande popolari, tuttavia, il chinino e la corteccia dell’albero di china, che contiene naturalmente chinino, erano note come rimedi medicinali. Si dice che già gli Inca utilizzassero la corteccia di china per le sue proprietà antipiretiche. Nella medicina occidentale, il chinino isolato viene utilizzato dall’inizio del XIX secolo per il trattamento della malaria e degli attacchi febbrili. L’invenzione dell’“Indian Tonic Water” come medicinale risale all’epoca coloniale: a partire dagli anni Cinquanta dell’Ottocento, nelle zone malariche si cercò di rendere più gradevole al palato la profilassi antimalarica per i funzionari coloniali e i soldati britannici, mescolando al chinino, estremamente amaro, acqua e zucchero e, successivamente, anche limone, fino a ottenere una sorta di “limonata” bevibile.
“Nell’UE, oggi l’impiego del chinino e dei suoi sali come aromi nelle bevande è disciplinato dal regolamento relativo agli aromi (regolamento (CE) n. 1334/2008)”, spiega Silke Raffeiner, nutrizionista del Centro Tutela Consumatori Utenti. “Le bibite dissetanti analcoliche (tra cui i “chinotti”) possono contenere fino a 100 mg/kg di chinino, mentre i superalcolici fino a 250 mg/kg”. Rispetto alle bevande storicamente utilizzate per la profilassi antimalarica, queste concentrazioni sono nettamente inferiori. Secondo l’autorità bavarese per la salute e la sicurezza alimentare (Bayerisches Landesamt für Gesundheit und Lebensmittelsicherheit), le concentrazioni effettive sono in media di 71 mg/l nell’acqua tonica e di 34 mg/l nel bitter al limone.
Per la maggior parte della popolazione, le quantità massime consentite nell’UE sono considerate sicure. Tuttavia, come spesso accade, è la dose a fare il veleno: 8-10 grammi di chinino sono considerati letali, mentre quantità comprese tra 2 e 4 grammi provocano gravi sintomi di avvelenamento. Nell’ambito del trattamento della malaria con chinino sono noti effetti collaterali quali vertigini, nausea, mal di testa, acufeni, disturbi visivi e aritmia cardiaca.
In effetti, le persone sensibili e i gruppi a rischio possono reagire già a basse concentrazioni di chinino presenti nelle bevande, manifestando nausea, acufeni o reazioni allergiche. Per questo motivo, l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (Bundesinstitut für Risikobewertung, BfR) sconsiglia alle donne in gravidanza e alle persone affette da determinate patologie (tra cui acufeni, danni al nervo ottico e anemia emolitica) o con ipersensibilità agli alcaloidi della corteccia di china di consumare bevande contenenti chinino. Le persone con aritmia cardiaca, così come chi assume determinati farmaci (ad esempio alcuni antidepressivi, anticoagulanti o antibiotici che interferiscono con l’efficacia del chinino), dovrebbero consumare bevande contenenti chinino solo dopo aver consultato il proprio medico.
Se una bevanda contiene chinino o i suoi sali, lo si può verificare grazie all’elenco degli ingredienti riportato sull’etichetta. Qui, la dicitura “Aroma chinino”è obbligatoria.