economia
Una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea rafforza i diritti dei consumatori nelle controversie bancarie
23/10/2026
In caso di transazioni non autorizzate, la banca deve procedere immediatamente al rimborso delle somme al cliente. Solo in un secondo momento si discuterà il merito, anche in relazione all’eventuale danno subito
La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) del 15 ottobre 2026, pronunciata nella causa C-70/25, ribadisce un principio fondamentale della tutela dei consumatori, sancito dalla direttiva europea sui servizi di pagamento 2015/2366 (PSD2): in linea di principio, le banche sono tenute a rimborsare senza indugio ai propri clienti gli importi relativi a operazioni di pagamento non autorizzate, non appena queste vengono contestate.
La CGUE motiva questa disposizione, in particolare, con la volontà del legislatore europeo di proteggere i consumatori dall’onere di dover avviare un procedimento giudiziario e sostenere le relative spese processuali per ottenere il rimborso di un’operazione di pagamento non autorizzata.
Se sul conto viene addebitato un pagamento che il cliente non ha autorizzato – come ad esempio nei sempre più diffusi casi di phishing – la banca deve, in linea di principio, rimborsare immediatamente al proprio cliente il denaro che gli è stato sottratto, e questo anche nel caso in cui ritenga che sia stato proprio il comportamento gravemente negligente del titolare del conto ad aver reso possibile la frode. È proprio questo il “nocciolo” di quanto chiarito dalla Corte di Giustizia dell’UE: la banca non può, in altri termini, negare il rimborso immediato al cliente delle somme a lui sottratte, limitandosi ad imputare allo stesso cliente una grave negligenza.
Nella prassi bancaria precedente, il rimborso veniva spesso rifiutato, soprattutto nei casi di frode come quelli legati al phishing. Le banche motivavano regolarmente il rifiuto sostenendo che il titolare del conto, con il proprio comportamento gravemente negligente, avesse reso possibile o agevolato la frode e dovesse quindi rispondere personalmente del danno subito.
La distinzione stabilita dai giudici è chiara: il diritto al rimborso immediato della transazione non autorizzata è una cosa, l’accertamento in merito a chi debba sostenerne i reali costi è un’altra. La banca non può cioè anticipare la seconda questione per negare il primo diritto del cliente.
Esiste una sola eccezione a questa regola: quando la banca ritiene che si tratti di una frode perpetrata dallo stesso cliente e lo comunica per iscritto anche alle autorità nazionali.
Il rimborso della somma deve avvenire rapidamente: entro il giorno lavorativo successivo al momento in cui la banca è venuta a conoscenza dell’accaduto.
In concreto, ciò dovrebbe significare per i consumatori che, in caso di transazioni non autorizzate, ad esempio nei casi di phishing, gli stessi possano ottenere molto rapidamente il rimborso delle somme sottratte. Ciò non significa però che gli stessi potranno poi trattenerle definitivamente. Se la banca riesce a dimostrare che il danno è stato causato da una grave negligenza del cliente, ha diritto a richiedere la restituzione degli importi già rimborsati. Se il cliente contesta tale pretesa, la banca dovrà eventualmente far valere il proprio credito in sede giudiziaria.
Cosa fare se si è rimasti vittima di una frode?
Bloccare immediatamente la carta o il conto
Sporgere denuncia o querela presso le autorità di pubblica sicurezza (polizia/carabinieri);
Presentare subito un reclamo al fornitore di servizi finanziari, contestando l’addebito non autorizzato e richiedendo il rimborso delle relative somme (allegando anche copia della denuncia presentata).