Società
Cosa c’entra la Cina con i calamari che troviamo sulle tavole europee?
12/08/2026
La maggior parte delle persone che, in vacanza in Italia, gusta calamari fritti o alla griglia presume che provengano dalla pesca italiana nel Mediterraneo e arrivino freschi in tavola. È però più probabile che provengano dalla pesca cinese e siano già stati congelati. Almeno, questo è quanto suggeriscono due servizi pubblicati sotto forma di video su CorriereTv e a loro volta basati anche su ricerche effettuate dalla ONG britannica Environmental Justice Foundation (EJF).
La Cina è, effettivamente, leader nella pesca di cefalopodi, quali sono ad esempio i calamari. Nel 2023 la flotta cinese ha pescato 1,1 milioni di tonnellate di cefalopodi, circa un terzo del totale mondiale. Secondo l’EJF, centinaia di navi della flotta cinese dedicata a questo tipo di pesca operano nelle acque internazionali dell’Atlantico, del Pacifico e dell’Oceano Indiano, a partire dal “miglio 201”. Vale a dire che pescano al largo delle coste di zone di pesca tradizionali come il Perù e il Cile, appena oltre il limite delle acque territoriali, che si estendono fino a 200 miglia dalla costa.
Grazie alla controversa pratica del trasbordo del pescato su grandi navi frigorifere in mezzo all’oceano, le imbarcazioni cinesi resterebbero in mare aperto fino a due anni consecutivi, lontane dai porti e quindi da qualsiasi controllo. L’organizzazione ambientalista Greenpeace descrive il trasbordo in alto mare come un’attività molto difficile da controllare. Spesso, infatti, servirebbe a nascondere catture illegali, mescolando sulle navi frigorifere il pesce pescato illegalmente con quello pescato legalmente.
In ogni caso, il pescato della flotta cinese arriva in grandi quantità anche in Europa. Circa il 95% dei cefalopodi commercializzati risulta congelato o scongelato. Nel 2024 l’Italia ha importato quantità congelate di calamari per un valore complessivo di 642 milioni di euro. Nel 2025 le importazioni italiane dalla Cina ammontavano a 42 milioni di euro, mentre quelle dalla Spagna a 195 milioni di euro. La Spagna, dal canto suo, è il secondo importatore mondiale di cefalopodi: soltanto il 15% dei molluschi commercializzati sul territorio spagnolo proviene dalla sua flotta, mentre l’85% è importato, anche dalla Cina.
“È pur vero che nell’UE è in vigore già dal 2008 il regolamento contro la pesca illegale, non regolamentata e non dichiarata. Tuttavia, a causa della mancanza di controlli più efficaci e di una completa tracciabilità delle importazioni di cefalopodi, sembra che prodotti della pesca di provenienza incerta continuino a finire sulle tavole degli europei”, spiega Silke Raffeiner, nutrizionista presso il Centro Tutela Consumatori Utenti.
Per condurre le proprie ricerche, Environmental Justice Foundation ha intervistato ex membri degli equipaggi di flotte pescherecce. Gli intervistati riferiscono di sovrappesca, pesca illegale, metodi distruttivi, cattura intenzionale e uccisione di specie protette, sfruttamento dei lavoratori e condizioni di lavoro gravissime, con violenze e maltrattamenti a bordo delle navi della flotta cinese dei cefalopodi. Secondo l’EJF, l’UE dovrebbe finalmente adottare misure concrete contro queste pratiche.