Società
Diritto alla riparazione: ora serve un vero cambiamento culturale
10/07/2026
Il frigorifero fa qualche rumore, ma funziona ancora. Lo smartphone ha semplicemente una batteria ormai debole. La lavatrice necessita di una riparazione da pochi euro. Eppure, ogni anno milioni di apparecchi finiscono tra i rifiuti perché mancano i pezzi di ricambio, le riparazioni risultano sproporzionatamente costose oppure i produttori non progettano i loro prodotti per una lunga durata.
Il nuovo diritto europeo alla riparazione mira a contrastare questa situazione. La direttiva (UE) 2024/1799 obbliga gli Stati membri a facilitare le riparazioni e a creare le condizioni affinché i prodotti possano essere utilizzati più a lungo. Gli Stati dovranno recepire la direttiva entro la fine di luglio 2026.
Ora sarà determinante capire con quale ambizione i singoli Stati membri procederanno alla sua attuazione.
“La vera domanda non è se un prodotto possa essere riparato, ma se la riparazione torni a essere conveniente rispetto all’acquisto di un prodotto nuovo. È proprio qui che si deciderà se il diritto alla riparazione sarà un successo oppure soltanto una bella promessa”, afferma Reinhard Bauer, consulente legale del CTCU.
Particolarmente interessante è l’estensione della garanzia prevista nel caso di una riparazione effettuata nell’ambito della garanzia legale. Si introduce così, per la prima volta, un incentivo concreto a scegliere la riparazione invece dell’acquisto di un prodotto nuovo.
Il Governo è ora chiamato ad attuare il diritto alla riparazione in modo coerente, favorevole ai consumatori e senza annacquamenti. Le tutele previste dalla direttiva non devono pertanto essere ridotte. Solo se riparare diventerà realmente più conveniente e interessante per i consumatori, il diritto alla riparazione potrà trasformarsi in qualcosa di più di una semplice modifica legislativa.
Chi sceglie di riparare un apparecchio risparmia risorse, riduce i rifiuti e adotta un comportamento sostenibile. Sarebbe quindi logico premiare proprio questo tipo di scelta. Chi ripara dovrebbe essere avvantaggiato rispetto a chi acquista immediatamente un prodotto nuovo. Un’estensione della garanzia rappresenta un segnale forte in questa direzione.
I prodotti devono tornare a essere utilizzabili più a lungo, le riparazioni devono diventare più semplici e i pezzi di ricambio devono rimanere disponibili. Questo rafforza i diritti dei consumatori, tutela le risorse e sostiene le imprese artigiane locali.
In passato gli apparecchi venivano acquistati con l'obiettivo di durare il più a lungo possibile. Oggi, invece, molti prodotti vengono sostituiti anche quando potrebbero continuare a essere utilizzati grazie a interventi relativamente modesti. “Il diritto alla riparazione può contribuire a invertire questa tendenza. Se riparare tornerà a essere più semplice e conveniente, ne beneficeranno i consumatori, gli artigiani e l'ambiente. Proprio in questo risiede l’opportunità di un vero cambiamento culturale”, conclude Bauer.
In definitiva, non si tratta soltanto di frigoriferi, smartphone o lavatrici guasti. La vera questione è capire se, in futuro, i prodotti saranno nuovamente progettati per durare a lungo oppure se buttare via e sostituire continuerà a essere più semplice e conveniente che riparare. Il diritto alla riparazione offre l’opportunità di invertire questa tendenza.
In una prima fase, il diritto alla riparazione riguarderà numerosi prodotti di uso quotidiano, tra cui smartphone, tablet, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, frigoriferi, aspirapolvere, televisori e schermi elettronici. In futuro, il campo di applicazione potrà essere esteso anche ad altre categorie di prodotti.
Fonte: CTCU BZ